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Mi pare che il primo risultato ottenuto dal progetto di legge DICO sia stato quello di far parlare e litigare pro e contro, ma di dire poco sul progetto in se.
La Chiesa si scaglia contro affermando che mina l'integrita' della famiglia. Se c'e' una logica mi sfugge, in quanto il DICO sarebbe un'iniziale regolarizzazione di rapporti che finora non hanno alcuna regolarizzazione legale. Appare quindi che questo progetto si muove nel verso della famiglia che nasce dal matrimonio, non contro. Se proprio la Chiesa vuole difendere la famiglia deve fare lo stesso polverone, e magari di piu', contro il divorzio, non contro il DICO.
Affermare che il DICO sostituirebbe i matrimoni regolari e' affermazione tutta da dimostrare, mentre e' presumibile che incoraggi regolarizzazioni, e quindi una minima tutela del piu' debole, nelle coppie di fatto. Potrebbe ripetersi la stessa vicenda dell'aborto: la Chiesa ha strepitato affermando che l'aborto legalizzato avrebbe moltiplicato gli aborti ed invece si sono ridotti di oltre la meta'.
Se due vogliono sposarsi regolarmente lo fanno senza tanti DICO, se vogliono convivere senza responsabilita' non sara' certo la responsabilita' che il DICO impone che li allontana dal matrimonio, il quale di responsabilita' ne impone di piu'.
D'altra parte gli uomini di Chiesa vivono in uno stato libero come l'Italia, in cui ogni opinione e' lecita e rispettabile e non perseguibile. Il fatto che nello stato sovrano di loro riferimento, la Sacra Citta' del Vaticano, questa liberta' di opinione contro le leggi del loro Stato non sia ammessa e' fatto del tutto irrilevante. Un cardinale aperto come Ruini potrebbe ricordarci che Gesu' per primo disse: “Prima di criticare la pagliuzza nell'occhio di tuo fratello leva la trave dall'occhio tuo”. E con cio' gelerebbe ogni nostra protesta contro l'asimmetria delle rispettive liberta' di parola tra un laico, che non puo' farsi gli affari del Vaticano, e un religioso, che puo' benissimo farsi gli affari dello Stato italiano e del suo potere legislativo.
Tuttavia anche la difesa aprioristica dei DICO e' criticabile, almeno a mio avviso. Non mi appare chiaro la ragione per cui i componenti di una coppia di fatto eterosessuale che non abbiano alcun impedimento al matrimonio debbano rivolgersi al DICO per una mutua garanzia e non al matrimonio civile tradizionale. Se la ragione e' la difficolta' ed il costo dello scioglimento del matrimonio civile basterebbe semplificare la legge sul divorzio, non creare un intermedio giuridico.
Congruente con la molteplicita' e la complessita' dei rapporti umani il mi appare invece il DICO per le coppie omosessuali. O meglio mi appare un primo passo per riconoscere che una coppia si fonda sull'amore, sul rispetto reciproco, sulla voglia di percorrere la strada insieme, e non sul sesso di ognuno dei due componenti. Tuttavia in un paese sessualmente arcaico come l'Italia oggi il matrimonio omosessuale appare prematuro, anche se non indegno come molti bacchettoni degli affari altrui vogliono far credere.
Tutto da valutare l'impatto del DICO sui rapporti non matrimoniali ma di aiuto reciproco, come quelli tra zio e nipote, tra fratelli……se lo scopo e' la mutua protezione economica potrebbe risolversi con una modifica della legge sulle successioni ed anche sulla reversibilita' delle pensioni. Quest'ultimo punto e' stato saggiamente rimandato nel progetto di legge attuale. Troppo facile sarebbe ogni tipo di frode a carico dello Stato ed in ultima analisi a carico dei contribuenti, i quali si troverebbero a dover pagare improvvise unioni nate dall'interesse per un cespite sicuro, e non dall'amore o almeno dall'affetto tra i due contraenti.
Mi pare che il DICO sia stato caricato di un aspetto conflittuale tra schieramenti che di fatto non merita. La famiglia tradizionale ha avuto indebolimenti legislativi con il divorzio, che e' ormai diritto irreversibile nella legislazione italiana, ed una perdita di valore spirituale con il modificarsi dell'educazione occidentale e la conseguente liberta' sessuale e affettiva. Quest'ultimo aspetto, al di la' delle considerazioni morali che ognuno e' libero di esprimere, e' sicuramente irreversibile e non viene impedito da grida medioevali e neppure accelerato da sospette professioni di liberta' assoluta.
L'evoluzione dei costumi non dipende da dibattiti televisivi o da dichiarazioni apocalittiche. I media possono riconoscerle e documentarle, i predicatori possono vituperarle, ma entrambi sono imbelli di fronte a questa evoluzione. La vita non e il gioco di Guardie e Ladri, e Liberi Tutti e' un grido che difficilmente trova eco il un paese come l'Italia, in cui convivono pellegrinaggi a madonnine che sanguinano con scioperi della fame per una morte dignitosa.
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