Inutile ricorso al Tar: volontaria (78 chili, alta 1.65) deve rinunciare alla carriera militare

"SOLDATESSA TROPPO GRASSA", ADDIO ESERCITO

 

 

dal Corriere della Sera del 8.11.2004

 

ROMA – Il soldato Francesca non ce l'ha fatta. L'esercito l'ha espulsa. Lei ha fatto ricorso. Una battaglia legale durata due anni, ma adesso il Tar le ha dato torto.

La ragazza di Ancona, che aveva rinunciato alle comodita' della vita civile e alle coccole dei genitori, per arruolarsi in ferma breve, voleva essere come il soldato Jane, interpretato sullo schermo da una Demi Moore tutta muscoli, determinazione e lacrime di rabbia. Ma la tensione della vita militare e forse anche un rifiuto per quello che ogni giorno le veniva servito sul vassoio d'acciaio la portavano a concentrarsi sul cibo come via di fuga e consolazione. Alta un metro e sessantacinque, in soli dieci mesi di naia si e ritrovata a superare i settantotto chili.

Una storia senza lieto fine che inizia tre anni fa quando Francesca, arruolata da quasi un anno, viene sottoposta ad accertamenti presso il Centro militare di medicina legale, a Firenze. Nessun problema, tranne uno, e' decisamente in sovrappeso: 78,5 chili, quanto basta per sforare i parametri di idoneita' fisica richiesti al personale femminile delle Forze armate. L'indice di massa corporea (rapporto tra peso e altezza elevata al quadrato) supera il coefficiente stabilito per legge.

Francesca incassa un giudizio di “permanente inidoneita' al servizio militare”, ma non si rassegna. Propone ricorso al Tribunale amministrativo regionale competente, quello delle Marche. Della sentenza che le da' torto, depositata in cancelleria il 28 giugno, si e' saputo soltanto ieri.

Francesca, nel suo ricorso, sottolinea che il giudizio medico di inidoneita' e' “contraddittorio rispetto al precedente giudizio di idoneita' espresso in occasione dell'arruolamento dieci mesi prima, in seguito a rigorosi accertamenti sanitari”.

Il suo legale, Giuseppe Vassallo, argomenta che l'eccesso di peso non puo' essere causa di esclusione dal servizio militare: “Il superamento del limite di peso non determina alcuna distrofia costituzionale, quindi non puo' essere qualificato come affezione congenita e irreversibile”. Anche perche' si tratta di una “oscillazione fisiologica contingente, favorita dal regime alimentare seguito durante il corso addestrativo”.

Argomenti che non fanno breccia. Il ministero della Difesa, costituitosi in giudizio, replica che dopo l'iniziale arruolamento sono stati “numerosi i riscontri medico-legali che hanno accertato in modo inequivocabile un eccesso di peso fisiologico incompatibile con i parametri di idoneita' richiesti per l'assolvimento del servizio militare”. La ragazza e' dunque “inabile”. E il Tar conferma: “L'idoneita' fisica all'impiego – si legge nella sentenza del tribunale – deve sussistere non solo al momento dell'arruolamento, ma durante tutto il periodo della ferma”. Certo, scrive il Tar, se “l'infermita' e' suscettibile di regresso”, il soldato sara' prima dichiarato temporaneamente inabile e ammesso a usufruire di periodi di convalescenza per rientrare “nei normali parametri ponderali”. Ma se “l'infermita' o lo stato invalidante persiste, nonostante cure e licenze”, allora la carriera militare e' chiusa.

Francesca ha fatto il suo periodo di convalescenza, ha provato a dimagrire, poi e' tornata in caserma. I medici l'hanno pesata e hanno ricalcolato ancora una volta il maledetto indice di massa. Troppo alto. A Francesca, di quel sogno condiviso col soldato Jane, sono restate soltanto le lacrime.

 

Proprietà ed Editore: MGS DATA s.r.l.
Registrazione del Tribunale di Roma n. 185/97 del 27/3/97
Viale Giuseppe Mazzini, 132 00195 Roma - tel. 063721391 - fax 0637517164

Edizione del 21 Marzo 2007
Anno X
Numero
8