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Ha diviso la sua vita in due, come due sono le uniformi che indossa e due i tesserini che ha in tasca: nei giorni pari e' un vigile urbano del Comune di Roma, in quelli dispari fa la stessa professione, ma a Fiano. Un doppio ruolo che e' destinato a rinfocolare le polemiche sul part-time. Anche perche' la scelta di E.D., istruttore direttivo del quarto gruppo (Montesacro), appare, quantomeno, sul filo della legalita'.
E' l'estate scorsa quando il poliziotto della municipale decide di raddoppiare. Chiedendo al Campidoglio di poter frequentare l'ufficio soltanto due volte alla settimana. Problemi personali? Motivi di famiglia? Salute? Non e' nota la ragione addotta dal vigile double-face , come lo definisce Gabriele Di Bella, segretario del Sulpm, ma si sa che la domanda viene accolta.
Da quel momento E.D. e' libero di cercarsi un'altra occupazione. Che non e' il solito lavoro nero, ma un incarico-fotocopia a pochi chilometri dalla capitale. A Fiano l'istruttore direttivo gestisce il personale, come a Roma. E poiche' il Comune e' piccolo il poliziotto itinerante, in trasferta tre giorni alla settimana, e' l'unico coordinatore dello sparuto drappello di vigili urbani: sette. E' tutto in regola? Si puo' fare? “Secondo me no”, risponde Di Bella, il primo a denunciare la vicenda. “E se sorgesse un contenzioso fra il Comune di Roma e quello di Fiano?”, si chiede il sindacalista adombrando un conflitto di interessi. Il doppio contratto di E.D. somiglia a una sorta di concorrenza sleale, come se un impiegato lavorasse in due ditte. “E questo accade in una citta' in cui mancano quasi duemila vigili”, osserva Di Bella.
“Il Sulpm, pero', e' contrario all'abolizione del part-time. “L'assessore – sostiene Di Bella – vorrebbe cancellare la legge soltanto perche' non e' in grado di gestirla. Stesso discorso per il comandante Aldo Zanetti. Questa storia, senz'altro anomala, mette in ridicolo il Corpo e dimostra la mancanza di controllo dei vertici sulla struttura”. Il sindacato ha chiesto un iincontro a Walter Veltroni che, secondo Di Bella, “non e' a conoscenza della vicenda”. Ma anche il primo cittadino, per il Sulpm, ha qualche responsabilita': “E' un sindaco capace che ha dato una delega a soggetti inidonei. Percio' – conclude Di Bella – nella sua calza della Befana ho messo anche un po' di carbone”.
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